Come scrivere bene un annuncio di lavoro freelance (secondo noi)

Come scrivere un annuncio di lavoro freelance corretto: alert e consigli per non creare offerte di lavoro ingiuste.

Indice dei contenuti

Il mondo degli annunci di lavoro freelance, come quello del lavoro dipendente, è un ginepraio. Troppo spesso si trovano annunci vaghi, troppo esigenti e mal pagati, in un mercato del lavoro già estremamente precario in cui soprattutto chi lavora in autonomia è spesso alla ricerca di nuovi clienti e committenti. Con quest’articolo ci rivolgiamo a chi quegli annunci li scrive, con la speranza che non servano a creare l’ennesima finta partita IVA¹.

¹Ovvero una inquadramento da lavoro autonomo ma con le caratteristiche lavorative del lavoro dipendente. In pratica lavoro non etico perché priva dei diritti del lavoro subordinato.

Presentati: chi sei e cosa fai

È il minimo per qualsiasi annuncio di lavoro freelance, e non solo. Anche per unə freelance è importante sapere con chi sta per lavorare: siamo lance libere*, certo, ma siamo anche persone e non è detto che vogliamo lavorare con chiunque. Descrivi brevemente l’azienda, cosa fa, rimanda al sito e ai social. Una cosa però: se nell’annuncio scrivi “siamo una grande famiglia”, abbiamo già un problema. Il lavoro è lavoro. Non carichiamolo di dinamiche familiari o di miele per indorare condizioni che non reggerebbero altrimenti.

²Il termine freelance (lancia libera), di origine anglosassone, identificava i mercenari che combattevano per chi pagava meglio.

Descrivi il lavoro, non la persona ideale

Gli annunci di lavoro assomigliano spesso all’elenco del partner perfetto. Spoiler: non esiste, e non sei su Tinder. Parole come “proattività”, “flessibilità”, “orientamento ai risultati” non dicono nulla di concreto. Quello che serve è sapere cosa si deve fare, con chi si lavora e qual è il carico previsto. Progetto una tantum o collaborazione continuativa? Richiede presenza fisica in alcune situazioni? Quante revisioni sono incluse? Questi non sono dettagli: sono la sostanza del rapporto di lavoro, ovvero “patti chiari, amicizia lunga”.

Indica sempre il compenso (proporzionato al lavoro)

Non indicare il compenso non è una scelta neutrale, è una scelta di potere. Fa perdere tempo a tuttə, ma soprattutto mette lə freelance in una posizione negoziale più debole fin dall’inizio. Indicarlo è un atto di rispetto, oltre che di trasparenza.

E già che ci sei: controlla anche cosa stai chiedendo. Stai cercando unə freelance, non Maga Magò. Un annuncio che, per esempio, richiede competenze di social media, grafica, videomaking e sviluppo web sta cercando le competenze di almeno tre professionistə diverse cercando di pagarne una sola. Pubblicare un compenso irrealistico non è un atto di trasparenza:è una dichiarazione molto chiara di quanto si pensa valga quel lavoro. Se la base di partenza è fuori mercato, il problema non si risolve con la promessa di una trattativa: si sta solo spostando tutto il peso negoziale su chi lavora.

Orari e sede: chiarisci cosa intendi davvero

Lavoratrici e lavoratori autonomi non hanno orari fissi né obblighi di presenza in sede, e scrivere un annuncio per freelance con condizioni da dipendente non è solo scorretto, è illegale. Oltre che particolarmente ingiusto, perché lə freelance non ha le tutele del lavoro dipendente: approfittarsene è una scelta consapevole. Va bene indicare esigenze specifiche, come ad esempio disponibilità per determinati eventi, presenza occasionale, ma devono essere eccezioni, non la norma.

Bonus: non basta scrivere che la persona sarà “libera di organizzarsi”. Se il carico di lavoro, le richieste e la continuità operativa assomigliano a un full time, quell’autonomia rischia di essere solo a parole.

Il tipo di contratto

Quando si offre lavoro autonomo le opzioni possono essere diverse: partita IVA, co.co.co., prestazione occasionale. Non è un dettaglio: va indicato chiaramente nell’annuncio, meglio ancora offrendo più possibilità se esistono. Serve a chi legge per capire subito se la proposta è compatibile con la propria situazione fiscale. Attenzione però a una cosa: non proporre mai una falsa partita IVA. Se richiedi presenza in sede e disponibilità full time, stai di fatto descrivendo lavoro subordinato; chiamarlo “lavoro autonomo” non lo rende né legale né corretto.

Non è solo una questione formale. Definire “collaborazione” un rapporto che nei fatti assomiglia al lavoro dipendente non è una semplice scelta di parole: significa scaricare su chi lavora rischio, costi e assenza di tutele.

Selezione e ghosting

Qualche passaggio di selezione è normale, ma non siamo agli Hunger Games. Più di due step è quasi certamente troppo, e chi si candida non sta aspettando la tua chiamata con il fiato sospeso. I CV non vanno radiografati, e le prove assurde non servono a nessunə. Di solito bastano pochi scambi per capire se unə candidatə fa al caso tuo e, se è freelance, probabilmente ha già recensioni e un portfolio.

Un’altra cosa: non si lasciano le persone nel limbo. Rispondere non è cortesia, è rispetto. A ogni candidatura ricevuta si manda almeno un feedback, anche solo per dire che non si va avanti. Dietro ogni candidatura c’è una persona, nessuna grande quantità di candidature ti giustificherà a non rispondere a tutte quelle arrivate. Siamo nell’era delle automazioni, un modo per rispondere rapidamente a chi non è statə selezionatə si trova sempre. E se non sai come farlo, beh: potresti proprio cercare unə freelance che lo faccia per te!

Ricorda che devi fare bella figura

Il modo in cui un’organizzazione pubblica un annuncio dice molto su come tratterà le persone con cui lavorerà. Un annuncio vago, generico o fuori mercato non è un’occasione persa per lə freelance: è un’informazione preziosa. Le aziende dimenticano spesso che anche loro devono fare bella figura. Per unə freelance è importante avere un rapporto sano con la parte cliente, ne va di sanità mentale e di un buon lavoro per entrambi. Quindi questo messaggio è anche per lə freelance: non dobbiamo fare solo bella figura noi, ma soprattutto chi ci chiede lavoro.

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